Un tempo uno scavo lo facevi a badile e piccone. Ci volevano squadre intere, settimane di lavoro, la schiena a pezzi. Poi è arrivata la ruspa, e quello scavo lo fai in un pomeriggio con un operatore solo.
Qualcuno ha perso il lavoro? Sì, quello fatto a badile. Ma è sparito il lavoro nel cantiere? No. È cambiato: ora serve chi sa guidare la ruspa, chi la ripara, chi progetta lo scavo, chi controlla che non si sbatta contro un tubo del gas. Il lavoro manuale puro si è ridotto, ma è comparso un lavoro nuovo, più tecnico, che prima non esisteva perché non serviva.
Con l’IA sta succedendo la stessa cosa, solo che il cantiere questa volta è il nostro.
Io faccio questo mestiere da vent’anni. Ho visto un mucchio di cose che “avrebbero cambiato tutto” e che poi sono diventate solo un attrezzo in più nella cassetta. L’IA è diversa nella scala, non nella natura del cambiamento. Prima scrivevo a mano ogni riga di uno script di backup, oggi butto giù la struttura con un prompt e ci metto io la testa per capire se quello che è uscito ha senso, se sta gestendo bene gli errori, se non sta per cancellarmi qualcosa che non doveva. Il tempo che prima passavo a scrivere la sintassi lo passo a pensare al problema. Non è “meno lavoro”, è lavoro spostato più in alto.
Il punto è sempre lo stesso, sia per la ruspa che per l’IA: lo strumento non sa cosa deve fare, sa solo come farlo velocemente. Se non sai leggere un terreno, la ruspa più potente del mondo ti fa un buco dove non doveva starci. Se non sai leggere un errore di sistema, l’IA più avanzata ti scrive un comando che ti spegne il servizio sbagliato in produzione. La competenza di base non te la toglie nessuno strumento, anzi: più lo strumento è potente, più serve gente che capisce cosa gli sta dicendo di fare.
Quello che cambia davvero, secondo me, è chi resta nel cantiere. Chi si è fermato a “scavare a badile” e non ha mai voluto imparare altro, la ruspa gliel’ha tolto il lavoro per davvero. Chi invece si è formato per starci sopra, oggi guadagna di più e fatica di meno rispetto a prima. Con l’IA vedo lo stesso bivio: chi la usa come scusa per non capire più niente di quello che fa, prima o poi resta fuori. Chi la usa per togliersi di mezzo la parte meccanica e concentrarsi su quella che richiede giudizio, esperienza, capacità di vedere il problema vero dietro il sintomo, quello ci lavora meglio di prima.
Non è un discorso ottimista per partito preso, né catastrofista per moda. È solo quello che ho visto succedere ogni volta che è arrivato uno strumento abbastanza potente da cambiare il ritmo del lavoro: cambia chi fa cosa, non se c’è lavoro da fare. La ruspa non ha eliminato l’edilizia. L’IA non eliminerà l’informatica, o qualsiasi altro mestiere dove serve capire, non solo eseguire.
Il badile, in cantina, ce l’ho ancora. Non si sa mai.